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Libri


Il futuro del passato

è una memoria fotografica di un passato ricco di tradizioni che racconta attraverso le immagini avvenimenti, emozioni e storia del borgo di Porto Venere. Questo volume fu realizzato grazie al contributo della On. Maria Maddalena Rossi che fu sindaco di Porto Venere a partire dal 1970.

Alfred Noack – Il poeta della luce

è una selezione di fotografie recentemente restaurante che racchiudono un percorso in immagini lungo la riviera ligure vista attraverso gli occhi dell’autore. Le immagini provengono dal Comune di Genova e dall’Istituzione per i Servizi Culturali (archivi, biblioteche, musei) Comune della Spezia.

Il golfo dei poeti

è il catalogo della mostra che aveva come oggetto le fotografie ad opera dei Fratelli Alinari inerenti alla nostra provincia. Buona parte delle immagini sono esposte nel nostro ufficio.

Film e Fiction


  • “Con la spada e con l’ala” (Leggenda medievale d’amore e d’armi)
  • “La sposa non vestiva di bianco” del 1950 Regia di Mario Baffico, Scen. di Gianni Maestri
  • “Michelino 1a B” del 1952 Regia di Ermanno Olmi
  • “Marinai in coperta” del 1967 Regia di Bruno Corbucci, con Little Tony
  • “Dillinger è morto” del 1968 Regia di Marco Ferreri, con Michel Piccoli, Annie Girardot
  • “Il Conte di Montecristo” del 1974 Regia di David Greene con Tony Curtis, Richard Chamberlain
  • “Cuori nella tormenta” del 1984 Regia di Enrico Oldoini con Carlo Verdone, Lello Arena
  • “Una Ferrari per due” film tv Rai 2013 con Neri Marcorè e Giampaolo Morelli
  • “Mai stati uniti” di Carlo Vanzina (2013)

Spot e Pubblicità


  • “Pasta Barilla” di Gavino Sanna
  • “Calze Levante” di Tinto Brass
  • “Tic Tac” proiettato prima del Gran Premio di Formula Uno
  • “Telecom” (le 3 ragazze in giro per l’Italia in barca a vela)
  • “Agip”
  • “TIM” (giro d’italia a vela)
  • “TIM ultimo” (se mi prendi, ti sposo)
  • “Chinotto, San Pellegrino”
  • Spot AUDI 2013

Articoli pubblicati


Alcuni articoli riguardanti Porto Venere che sono stati pubblicati dalla rivista L’ISOLA (Periodico di Capri e Anacapri, delle isole e delle costiere) nel corso del tempo.

L’ISOLA è una rivista (meravigliosa) nata nel 2003 che porta le firme di grandi nomi del giornalismo, di scrittori, artisti o semplicemente appassionati che inviano il proprio contributo letterario. Per coloro che fossero interessati a saperne qualcosa di più, a capire come e perchè sia nata, riportiamo qui il loro “chi siamo” e l’editoriale del primo numero.

Il mensile L’Isola è nato nel 2003 per non perdere il vizio di sognare. Ci mettiamo dentro le parole che gli ideali e le passioni suggeriscono allo sguardo e alla penna di chi scrive. Sono ideali senza ideologie e passioni di quelle che non vogliono tacere.
“C’è un’insulare Tahiti nell’anima di ogni uomo”, ha scritto Melville in Moby Dick: L’Isola vuole essere una nave, altera e dolce, per il viaggio di chi non ha mai smesso di cercare quell’approdo fuori e dentro sé.
Non abbiamo sponde politiche, né istituzionali. Navighiamo liberi tra isole e costiere del mondo. Abbiamo scelto L’Isola perché è questo il nostro territorio intimo, la nostra vocazione, la geografia invisibile che ci appartiene. L’isola come metafora di un io che affiora, di voci sole che trovano tra le sue pagine uno spartito condiviso.
Tiriamo 10.000 copie distribuite in maniera mirata. Buttiamo l’ancora nei circoli nautici italiani più prestigiosi, approdiamo a Capri, Ischia, Costiera Sorrentina e Amalfitana. In particolare, arriviamo in tutte le isole minori italiane attraverso il circuito dell’Ancim (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori). L’Isola racconta storie di salsedine e di sogni, porti, pescatori, scrittori irrequieti e principesse ammalate d’amore.
L’equipaggio è composto da giovani penne smaniose di raccontare il mare e da firme autorevoli e note. Affianca il “capitano”, marinaio di tempeste e di taverne, Mimmo Caratelli giornalista valoroso, timoniere di mille traversate e pagine d’autore.
Alle manovre, indomiti amanti del mare. Tra loro, Alessandro Cecchi Paone, Andrea Mingardi, Pietro Gargano, Alessandro Bergonzoni, Laura Lilli, Vittorio Paliotti, Carlo Nicotera, Giuseppe Aprea, Valeria Serra, Anna Folli, Nino Masiello, Clodomiro Tarsia e Angelo Caroli. Lavoriamo rispettando il mare e i sentimenti.
Di sera, sotto coperta, c’è sempre un piatto per gli amici e un bicchiere di vino.


PAZZA IDEA

di Roberto Gianani

L’Isola nasce da uno schizzo di mare. Il vento le disegna un profilo di donna imbronciata, capricciosa, a volte irraggiungibile, misteriosa. I guarracini le fanno compagnia in lucidi frac, un vecchio pescatore le sorride da sotto le rughe. Un nostalgico signore ozioso sbircia la prima di copertina e sorride incuriosito.
Come bambini curiosi abbiamo fatto volare la fantasia e siamo partiti, a piedi nudi, su scogliere levigate dal mare con il sole negli occhi chiedendogli in regalo un aquilone.
Pazza idea: un giornale, un’isola per cammini lontani da casa, da luoghi comuni e stupide vetrine.

Un giornale per stampare i sogni, per staccare, per bloccare l’orologio sull’argine del tempo, per sentirci liberi di “frequentare l’anima” senza le scosse elettriche della routine di tutti giorni.
Abbiamo portato a bordo occhi golosi e penne pronte a raccontare sognando approdi poco frequentati, il profumo di un vino nuovo, la carezza di una donna, cieli diversi, tramonti lontani, sapori sconosciuti.
Pazza idea; dire basta e andare via. Sì, partire come viaggiatori che cercano un rifugio, un’emozione, una poesia o solo pagine bianche per raccontare di isole e costiere, di equipaggi fracassoni o di uomini solitari alla ricerca di una cima che arrivi da lontano. L’Isola perché Capri è l’isola dell’amore, della storia, dei sogni. E’ il gabbiano, è il volo che è dentro di noi.  E’ la piazzetta del mondo. E’ il luogo di un mare difficile e di un monte scontroso come il Solaro. 

E’ l’isola che, d’estate, si addormenta tardi e si sveglia stanca e indolente e d’inverno va a letto con le galline e si stropiccia al mattino nei colori dell’alba. Il giornale è un’isola per chi vuole navigare, fermarsi in banchina o gettare l’ancora in rada. L’approdo di qualche giorno o il porto di una vita. L’Isola parlerà di Capri e Anacapri e di tutte le isole e le costiere sbattute dal vento. Tra i collaboratori firme note e molte promesse con penna e cuore.  Sarà un giornale scritto con sentimento, curioso delle tradizioni, della cultura, del sociale. Avrà un’ironia sorridente ma senza contorsioni e, innanzitutto, sarà attento e rispettoso dei lettori. In un’epoca che ha trasformato emozioni e sogni in una marmellata da “Grande Fratello” cercheremo di evitare arlecchinate, banalità, melodrammi e tacchi a spillo. Il carattere dell’Isola sarà mediterraneo, il cuore quello della gente di mare, le logiche e lo stile editoriali rappresenteranno una casa editrice piccola ma con le idee chiare. Il giornale nasce così. Il “timone” seguirà la rotta dei marinai perché è tra le isole e lungo le coste che vogliamo navigare, pagina dopo pagina, scendendo alla radice degli uomini, delle cose e di un tempo che, sul mare, è capace di tenerezze dolcissime e solitudini tremende.
La pazza idea è questa. Le presentazioni sono esaurite. Rimane il batticuore del primo appuntamento.

www.lisolaweb.com/


renzo mantero Renzo Mantero, (Porto Venere 11 febbraio 1930 – Pietra Ligure 1 novembre 2012). Laureato in medicina e chirurgia all’Università di Genova nel 1954. E’ L.D. in Semeiotica Chirurgica dell’Università di Pavia dal 1964, è stato primario della Divisione di Chirurgia generale e Chirurgia della mano dell’Ospedale San Paolo di Savona dal 1970 al 1999. Dal 1995 ha diretto a Savona il Centro regionale di Chirurgia della Mano e dal marzo 2000 ne fu il Direttore Scientifico. In seguito proseguì la sua opera chirurgica presso la Clinica San Michele di Alberga, Presidente della Società Italiana di Chirurgia della Mano negli anni 1980-1981, fu membro delle maggiori Società di Chirurgia generale e di Chirurgia della mano Europee ed  Internazionali. Direttore dal 1979 della “Rivista Italiana di Chirurgia della mano e dell’arto superiore” e dal 1986 della Rivista “Manovre”. Dal 1980 curò l’edizione trimestrale del Bollettino di Informazioni della Società italiana di chirurgia della mano. Dal 1981 diresse il Corso propedeutico annuale di Chirurgia e Riabilitazione della mano. Tra i suoi studi: Ricerche sugli aspetti medici nella Divina Commedia e nella Peste manzoniana, sulla Simbologia della mano nella cultura cristiana e demoniaca, sulle mani nell’opera di Verga (Mastro don Gesualdo), di Pablo Neruda e di Pirandello, ricerche musicali con studi sulle mani di Nicolò Paganini, di Robert Schumann, di Frederic Chopin, Franz Liszt e Sergey Rachmaninov e sul virtuosismo musicale.

Studi particolari sulla gestualità nel Cenacolo di Leonardo, sui disegni e gli affreschi dei Tiepolo e sulle mani delle pitture murali in grotte scavate nella roccia ad Ajanta da monaci buddisti circa 7 secoli prima di Cristo. Fra le oltre 200 pubblicazioni alcune monografie di carattere scientifico (La pollicizzazione, la Malattia di Dupuytren, La invaginazione intestinale del bambino), il libro “Mani di Neruda”, i cataloghi “Toccare il colore” e “Vedere con mano”. Ha operato oltre 100.000 mani, con particolare interesse per quelle malformate dei bambini, le mani gravemente lese dagli utensili e negli incidenti da lavoro, domestici e occasionali; le più gravi affezioni della mano reumatica e quelle tumorali. Molte mani famose di musicisti, artisti, sportivi ma restano le mani dei piccoli pazienti, generalmente in età dai pochi mesi a 2 anni (altre 1000 mani operate) quelle per le quali ha dedicato le maggiori attenzioni.


Gino Montefinale nasce a Porto Venere il 9 giugno 1881 da antica ed illustre famiglia; il padre ed il nonno furono medici del borgo che vengono tutt’ora ricordati per la loro generosa umanità. Montefinale frequentò la scuola elementare di Porto Venere, dove vive un’infanzia felice con i suoi compagni, tutti figli di pescatori.

Prosegue gli studi presso l’istituto Da Passano alla Spezia seguendo la sezione fisico-matematica fino al diploma. Frequenta l’Accademia Navale di Livorno, dove si distingue per le sue straordinarie capacità marinare, tecniche e scientifiche che lo hanno portato alla conquista della fama, soprattutto per la sua attiva collaborazione con lo scienziato G. Marconi. Nel 1963 l’ingegner Montefinale riceve “la Fronda d’Oro” con la seguente motivazione: “Tecnico di grande valore, collaboratore di G. Marconi nelle storiche esperienze dell’Elettra, ha dato agli studi della radiotelegrafia  efficacia di volgarizzazione, contribuendo così, specialmente per la conoscenza e l’uso del radar, alla preparazione dei giovani aspiranti alla carriera del mare e dell’aviazione”.

Numerose sono state le sue collaborazioni giornalistiche su argomenti scientifici e storici, fu consulente all’enciclopedia Hoepli nel settore telecomunicazione-radio dei Musei e della Tecnica di Milano e quello Navale della Spezia. Gino Montefinale muore a Genova il 21 dicembre 1974

Oltre ai libri di carattere scientifico l’ingegner Montefinale ha lasciato ai posteri importanti tesi storici, che rivelano il suo profondo amore per il borgo:

  • Porto Venere
  • Porto Venere, baluardo di Genova nel Tirreno
  • Porto Venere e il suo castello
  • Guida turistica alle antiche chiese ed ai resti cenobitici di Porto Venere

Scarica gratuitamente l’eBook “Gino Montefinale – Un giornalista di Porto Venere” a cura di Paolo Noceti

Per maggiori informazioni visita il sito www.paolonoceti.it


Lo sfruttamento delle cave di portoro ebbe un tale sviluppo che nel 1862 ne furono censite ben trenta. Una delle cave più efficienti fu la Cava Merlini nell’isola Palmaria (1908) che occupava numerosi cavatori, alcuni locali, altri provenienti da Carrara.

Il lavoro era durissimo e assai pericoloso, la sezionamento del blocco di marmo si effettuava col filo elicoidale (lungo 900-1000 metri) azionato da un motore elettrico posto in basso. A Porto Venere si ricorda ancora la frana di 100 tonnellate avvenuta nella cava della Crocetta, dove si estraeva il portoro e nella quale morirono quattro cavatori, il giorno della festività dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre 1937.

A causa del selvaggio sfruttamento delle cave di marmo, la morfologia del promontorio di Porto Venere risulta alterato. In corrispondenza delle cave, definitivamente chiuse nel 1932-83 per il rigoroso impegno dell’allora amministrazione comunale che intervenne ad impedire lo scempio del territorio, permangono gallerie ed altre “forme artificiali” che, purtroppo, deturpano il paesaggio.